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Palantir e la sovranità digitale: cosa è vero, cosa no

Francia, Germania e Paesi Bassi hanno limitato Palantir nel 2026; la Svizzera l'ha rifiutata almeno 9 volte in 7 anni. Palantir risponde con un manifesto sulla sovranità AI.

Alessandro ColaceAggiornato il 10 ottobre 202615 min di lettura
Il logo di Palantir in bianco dentro un cartello di divieto viola, cerchiato e barrato, sopra una mappa dell'Europa al neon

Punti chiave

  • Francia, Germania e Paesi Bassi si sono mosse per ridurre la dipendenza da Palantir, ma nessuna ha risolto un contratto.
  • La Svizzera ha rifiutato Palantir almeno nove volte in sette anni (Republik).
  • Il presunto veto spagnolo poggiava su fonti anonime ed è stato smentito dal ministro Óscar López; il contratto SIFAS resta senza decisione.
  • Francia e Germania hanno firmato una dichiarazione su un "digital backbone" europeo sovrano, senza nominare Palantir.

"La Spagna ha detto no a Palantir."

È la frase che il 1° luglio 2026 è girata ovunque, insieme a una mappa di altri governi europei che avrebbero fatto lo stesso con Palantir Technologies, la società di software per intelligence e difesa. La questione è seria, ma quella mappa schiaccia dodici mesi di notizie diverse su un unico giorno, e il caso spagnolo è il più fragile di tutti: sei giorni dopo un ministro spagnolo lo ha smentito. Ho verificato punto per punto sulle fonti originali: ecco cosa è confermato, cosa non lo è, e perché la questione non riguarda la qualità del prodotto.

Cosa è confermato, paese per paese?

Otto paesi hanno una posizione documentata. Fra questi Belgio e Lussemburgo non compaiono in nessuna mappa, e sono gli unici due in cui la risposta è agli atti di un Parlamento invece che riferita dalla stampa. Ecco il quadro intero.

PaeseDataStato
Francia16 giu 2026Confermato: la DGSI aggiudica a ChapsVision, contratto Palantir ancora in vigore
Germania12 mag 2026Confermato: il vice ammiraglio Daum esclude pubblicamente l'accesso ai database
Paesi Bassi2 giu 2026Confermato: politica a due binari, alternativa europea attesa a metà 2028
Svizzera2018-2025Confermato: almeno 9 rifiuti in 7 anni
Spagna1-7 lug 2026Non confermato: notizia in sviluppo, veto smentito il 7 luglio
Danimarca2016-2026Confermato: contratto attivo dal 2016; iniziativa popolare scaduta, mai arrivata in Parlamento
Belgio12 dic 2025Confermato: nessun contratto fra Palantir e la Difesa, a verbale in commissione
Lussemburgomar 2022Confermato: nessun prodotto Palantir in uso (risposta del 2022, mai aggiornata)
Stato per paese: cosa è confermato da fonti verificabili e cosa resta ancora in aggiornamento.

Francia: una gara vinta da un concorrente

Il 16 giugno 2026 la DGSI, l'agenzia di intelligence interna francese, ha annunciato l'addio a Palantir a favore della francese ChapsVision, secondo franceinfo, Boursorama e Sifted. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha dichiarato: "Non possiamo accettare nuove dipendenze strategiche nel digitale".

Un dettaglio che quella mappa virale omette: la DGSI aveva rinnovato il contratto con Palantir appena a dicembre 2025, e per tre anni, per poi cambiare rotta sei mesi dopo. Palantir, dal canto suo, ha dichiarato all'AFP che il contratto "resta pienamente in vigore", negando la versione della rescissione, e su questo ha ragione: la risposta del Ministero dell'Interno a un'interrogazione del Senato spiega che il rinnovo serve proprio a consentire una "transizione razionale e controllata". Quello che è successo il 16 giugno non è una risoluzione, è l'aggiudicazione a ChapsVision del secondo lotto del progetto OTDH, il programma con cui dal 2021 la DGSI si costruisce l'alternativa in casa.

Germania: il confine della difesa

Il 12 maggio 2026 il vice ammiraglio Thomas Daum, a capo del comando cyber della Bundeswehr, ha definito "inconcepibile" concedere oggi a personale industriale l'accesso ai database nazionali, secondo Behörden Spiegel e Augen geradeaus. Nulla di questo tocca però le polizie regionali: Baviera, Assia e Renania Settentrionale-Vestfalia usano da anni software basati su Palantir Gotham (VeRA, hessenDATA), già oggetto di una sentenza della Corte costituzionale federale del 2023 contro parte della base legale di hessenDATA.

Paesi Bassi: un'uscita datata 2028

Il 2 giugno 2026, rispondendo in Parlamento, il segretario di Stato alla Difesa Derk Boswijk ha reso nota l'istruzione data il mese prima: una politica a due binari, con l'obiettivo di un'alternativa vera e propria a Palantir entro due anni, secondo Computable.nl. L'uso del software da parte delle forze speciali olandesi dal 2010, riportato da Follow the Money, è di dominio pubblico da settembre 2025.

La lettera al Parlamento del 29 giugno precisa quanto sia graduale: l'alternativa europea è attesa operativa nella sua base a metà 2028, e solo da quel momento l'uso di Palantir "potrà essere ridotto". Nel frattempo il software resta in servizio, con tre vincoli: personale Palantir di sola nazionalità olandese e sottoposto a screening, dati in cloud privato sotto controllo olandese, accesso ai soli metadati. È il confine fra data residency e sovranità: dove stanno i dati è una cosa, chi può essere obbligato a consegnarli in forza del CLOUD Act è un'altra. Una mozione che chiedeva la dismissione entro due anni è stata respinta.

Svizzera: nove no

Secondo un'inchiesta di Republik basata su 59 richieste di accesso agli atti in 41 uffici federali, Palantir ha corteggiato le autorità svizzere per sette anni ricevendo almeno nove rifiuti, non sempre per ragioni di sicurezza. Il caso è tornato d'attualità perché il 4 giugno 2026 il Tribunale di commercio di Zurigo si è pronunciato: Palantir aveva chiesto il diritto di replica su 23 passaggi dell'inchiesta, e il tribunale ne ha respinti 22. L'unica rettifica ammessa riguarda l'origine del software Foundry, e le spese sono state poste in larga parte a carico dell'azienda. La sentenza non è definitiva.

Belgio e Lussemburgo: nessun contratto, messo a verbale

Nessuno dei due compare nella mappa virale, e per la stessa ragione: non c'era un contratto da disdire. Il 12 dicembre 2025, rispondendo a cinque domande riunite in commissione Difesa, il ministro belga Theo Francken ha messo a verbale che "nessun impegno contrattuale lega Palantir e la Difesa a oggi". Sei giorni dopo, il 18 dicembre 2025, Palantir ha costituito una filiale belga (registro delle imprese BCE/KBO 1031.846.903), che nel maggio 2026 ha spostato la sede da Etterbeek al centro di Bruxelles. Sono due fatti verificati; l'accostamento lo lascio al lettore.

Il Lussemburgo aveva risposto prima e in modo più secco: alla domanda se ministeri o amministrazioni usassero prodotti Palantir, il governo ha risposto "no". La risposta però è parlamentare, del marzo 2022, e da allora non risulta alcun aggiornamento.

Cosa NON è (ancora) confermato

Spagna: la notizia da cui è partito tutto

La notizia, pubblicata in esclusiva da El Confidencial e ripresa da El Salto Diario, LBC, Clash Report e Democrata, è che l'esecutivo avrebbe dato indicazione alle società controllate dalla SEPI (tra cui Telefónica, Indra e Navantia) a non firmare nuovi contratti con Palantir, e che il ministro dell'Interno Fernando Grande-Marlaska avrebbe vietato una collaborazione con la Guardia Civil.

Cinque testate lo riportano, ma tutte risalgono allo stesso articolo di El Confidencial, basato su fonti anonime, non su una dichiarazione ufficiale della Moncloa, e nessuna riporta una citazione diretta di Grande-Marlaska.

C'è però un contratto pubblico che aiuta a misurare la posta in gioco. Il Boletín Oficial del Estado registra che nell'ottobre 2023 lo Stato Maggiore della Difesa ha aggiudicato a Palantir Technologies Spain 16.540.000 euro per la piattaforma di fusione e analisi di intelligence del SIFAS, con procedura negoziata senza pubblicità e una sola offerta ricevuta. La scadenza a novembre 2026 e la richiesta di rinnovo dei vertici militari sono invece riferite soltanto dalla stampa.

Aggiornamento: il 7 luglio 2026 il ministro per la Trasformazione Digitale Óscar López ha smentito pubblicamente qualsiasi veto, a margine del Global Dialogue on AI Governance di Ginevra: "No hay ningún veto a ninguna compañía en España, pero sí hay apoyo a que se cree un ecosistema y una infraestructura europea" ("Non c'è nessun veto a nessuna azienda in Spagna, ma c'è sostegno alla creazione di un ecosistema e un'infrastruttura europea"), secondo The Objective. Il contratto del SIFAS, però, resta senza una decisione ufficiale: secondo le stesse fonti la ministra della Difesa Margarita Robles non si è ancora pronunciata, mentre i vertici di esercito e marina spingono per il rinnovo.

Danimarca: la proposta è scaduta, il contratto no

In Danimarca Palantir fornisce dal 2016 le piattaforme POL-INTEL e PET-INTEL alla polizia nazionale, due accordi quadro aggiudicati con una sola offerta per ciascun lotto (avviso TED 444671-2016). La ricerca di alternative resta una posizione dell'opposizione (Martin Lidegaard) del maggio 2025, secondo Euronews, e il Ministero della Difesa non ha commentato. L'iniziativa popolare per abolirne l'uso, invece, si è chiusa: è scaduta il 16 agosto 2026 con 14.189 firme su 50.000, quindi non è mai arrivata in Parlamento.

L'aggiornamento più recente: Francia e Germania insieme

Il 17 luglio 2026, al Consiglio franco-tedesco di difesa e sicurezza di Nörvenich, Parigi e Berlino hanno firmato una dichiarazione congiunta per costruire un "digital backbone sovrano europeo" su dati, AI e cloud, citando esplicitamente la soluzione francese Arcadia, secondo il comunicato ufficiale dell'Eliseo. Il comunicato ufficiale non nomina Palantir né il suo Maven Smart System, solo Arcadia e un linguaggio generico di sovranità. A leggerla come risposta diretta alla dipendenza da Palantir è la stampa di settore: è un'interpretazione, e il documento non la conferma. Resta comunque il più concreto passo multilaterale finora: una dichiarazione ufficiale firmata da due governi.

Il contesto: una posizione voluta, non un incidente

Palantir ha un contratto Maven Smart System con l'esercito USA per il supporto AI al targeting, espanso a circa 480 milioni di dollari a maggio 2024 secondo Bloomberg, un accordo strategico del gennaio 2024 con il Ministero della Difesa israeliano per l'accesso alle proprie piattaforme (confermato da Bloomberg), e contratti con ICE per decine di milioni di dollari legati alla piattaforma "ImmigrationOS", incluso un incarico, riportato da 404 Media, per costruire un'analisi incrociata di popolazioni note all'interno dei database dell'agenzia. Il CEO Alex Karp lo dice apertamente: durante la call sugli utili del quarto trimestre 2024, riportata da Sherwood News il 4 febbraio 2025, ha detto che l'azienda esiste anche per "spaventare i nemici e, in certi casi, ucciderli".

Questa è la strategia dichiarata di Palantir, che si posiziona esplicitamente come fornitore "occidentale" per difesa e intelligence. L'attrito con alcuni governi europei sulla sovranità dei dati è quasi una conseguenza strutturale di quella scelta di posizionamento.

Il manifesto della "AI sovereignty", pubblicato lo stesso giorno

Il 1° luglio 2026, mentre circolava la notizia spagnola, Palantir ha pubblicato su X un manifesto in nove punti sulla "AI sovereignty", rilanciato da una campagna dedicata sul proprio sito ("Protect your sovereignty") e ripreso da Business Insider e The Next Web. La tesi: tieni i dati in casa e controlla i tuoi "weights", i parametri numerici in cui un modello condensa ciò che ha imparato, perché delegarli a fornitori esterni significa consegnare il tuo futuro.

Tre citazioni bastano a dare il tono: "la tua sovranità AI detta il futuro della tua istituzione" (punto 1), "conservare i dati è il tuo tesoro: trasferiscili a tuo rischio e pericolo" (punto 2), "controllare i tuoi pesi è controllare il tuo destino" (punto 4).

Il bersaglio più esplicito è il "tokenmaxxing", parola coniata dal manifesto per la corsa a spendere sempre di più in token, le unità di consumo con cui si misurano (e si fanno pagare) le chiamate ai modelli AI: dà "una sensazione di falso progresso che crea dipendenza", premia "script usa e getta invece di software robusto", e "c'è un motivo se chi vende token si rifiuta di farsi pagare in base al valore" (punto 3).

Lo stesso giorno Alex Karp rincarava la dose a CNBC a proposito di OpenAI e Anthropic: "non è per gettare ombre su di loro, ma qualcosa è andato completamente storto". The Next Web aggiunge un dato che dà sostanza alla critica: le bollette AI delle aziende continuano a salire anche mentre il prezzo del singolo token scende.

Il manifesto, però, è insieme un principio e una brochure: Palantir vende esattamente questo, piattaforme installate dentro i sistemi del cliente. E la vicenda si morde la coda: mentre Palantir predica la sovranità alle aziende, i governi della mappa qui sopra stanno applicando lo stesso principio a Palantir. Il punto 6, che liquida come "tecno-politicizzazione" le decisioni prese per ridurre la dipendenza "specialmente sul campo di battaglia in Occidente", suona come una replica diretta a Parigi, Berlino e L'Aia. E il manifesto precedente, quello in 22 punti di aprile analizzato da TechPolicy.press, parla di un vero e proprio obbligo di partecipare alla difesa della nazione, dove la nazione è una sola.

La tecnologia Palantir resta davvero superiore?

La dicotomia è geopolitica, non tecnica. Nell'intervista rilanciata da Palantir lo stesso giorno, Karp spiega su cosa poggia il vantaggio di Palantir (parole sue, quindi da pesare come tali): "le infrastrutture critiche non fanno girare questi modelli senza un application layer", lo strato software che traduce l'output del modello in azioni e decisioni dentro i sistemi reali dell'organizzazione. "Quell'application layer è la nostra ontologia. [...] Ci comprano perché devono essere messi in sicurezza". Databricks (Genie Ontology) e Snowflake (Cortex Sense) stanno costruendo qualcosa di simile. Il mio giudizio, da chi lavora su tutte e tre, è che per maturità e integrazione a questa scala oggi Palantir resti avanti; resta una valutazione personale, compatibile con l'agnosticismo tecnologico con cui lavoro. Su quell'"application layer" poggia anche il coordinamento fra più agenti AI che lavorano sugli stessi dati, che senza uno strato condiviso finiscono per interrogarsi a vicenda invece di interrogare i dati dell'azienda.

Il risvolto economico, dalla stessa intervista: "i clienti più tecnici vogliono il controllo su potenza di calcolo, modelli, piattaforma dati e sul proprio vantaggio competitivo: vogliono possedere i mezzi di produzione". Da lì la domanda a chi i modelli li vende, OpenAI e Anthropic in testa: "se è così prezioso, perché fanno pagare i token?". Chi fattura a token incassa anche quando il progetto non produce nulla; chi fattura a risultato no. È la stessa distinzione che separa il forward deployment, che Palantir ha inventato e oggi tutti dicono di offrire, dalla sua etichetta.

Perché non è un giudizio sul prodotto?

Le decisioni di Francia, Germania e Paesi Bassi non riguardano se Gotham o Foundry funzionino: riguardano chi controlla l'infrastruttura di dati sanitari, militari e di intelligence, e se quel controllo possa dipendere da un singolo fornitore privato straniero, la stessa dipendenza da fornitore unico che si pone a qualsiasi azienda, e che i Paesi Bassi governano proprio decidendo chi accede e a cosa: solo personale olandese, solo metadati. Ne ho scritto anche a proposito delle ontologie aziendali (e di quanto spesso la parola "ontologia" venga usata a sproposito): costruire un modello dei tuoi dati che sia portabile e verificabile è una scelta che ti riguarda a prescindere dalla piattaforma, sia essa Palantir, Databricks, Snowflake o altro. Chi controlla davvero i tuoi dati, se un giorno decidessi di cambiare fornitore? È la domanda che si stanno facendo questi ministeri, e la stessa a cui, in Europa, cerca di dare una risposta legale il Data Act.

In due righe

Francia, Germania e Paesi Bassi si sono mosse, in momenti diversi degli ultimi 12 mesi, per ridurre la dipendenza da Palantir per ragioni di sovranità dei dati: nessuna ha risolto un contratto, e a guardarle una per una sono meno di quanto racconti la mappa virale. Sono comunque il segnale che conta, perché arrivano da tre amministrazioni della difesa. La Svizzera, dal canto suo, ha detto no almeno nove volte prima ancora che la discussione cominciasse. La Spagna resta una notizia non confermata e smentita da un ministro. La Danimarca è il caso opposto: un contratto in servizio dal 2016 e l'unica iniziativa per abolirlo morta per firme insufficienti. E Palantir ha risposto con un manifesto in nove punti sulla sovranità AI che, letto dall'Europa, suona involontariamente autobiografico. Niente di tutto questo è un giudizio sulla tecnologia: dice che la sovranità dei dati è diventata un criterio di acquisto a sé, e che progettare per la portabilità è una decisione da prendere prima di scegliere il fornitore.

Fonti e approfondimenti
Sovranità DigitaleData GovernancePalantir

Domande frequenti

No, non risulta. La notizia originale (El Confidencial, 1° luglio 2026) citava solo fonti anonime; il 7 luglio 2026 il ministro Óscar López ha smentito pubblicamente qualsiasi veto a margine del Global Dialogue on AI Governance di Ginevra. Il contratto del SIFAS, però, resta senza una decisione ufficiale: la ministra della Difesa Robles non si è ancora pronunciata.

Francia (DGSI, giugno 2026), Germania (Bundeswehr, maggio 2026) e Paesi Bassi (Difesa, giugno 2026) hanno preso posizioni confermate da fonti giornalistiche verificabili. La Svizzera ha rifiutato Palantir almeno nove volte in sette anni, secondo un'inchiesta di Republik.

È il neologismo con cui il manifesto in nove punti del 1° luglio 2026 descrive la corsa a spendere sempre di più in token, le unità di consumo con cui si pagano i modelli AI: secondo Palantir dà una 'sensazione di falso progresso che crea dipendenza' e premia script usa e getta invece di software robusto. La critica colpisce i prezzi di OpenAI e Anthropic, ma è anche una tesi commerciale: Palantir vende l'alternativa.

No: queste decisioni riguardano la sovranità dei dati e il controllo dell'infrastruttura, non la qualità del prodotto. Palantir si posiziona esplicitamente come fornitore occidentale per difesa e intelligence (contratti Maven, IDF, ICE): l'attrito con alcuni governi europei è una conseguenza di quella scelta strategica.

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